Un incontro fissato al Madison Square Garden, 14 novembre 1947
Jake LaMotta era uno dei pugili più duri da vestire con un paio di guanti. Così, quando Billy Fox lo mandò ko nel quarto round al Madison Square Garden il 14 novembre 1947, chiunque lo stesse guardando capì subito che qualcosa non andava. LaMotta scrisse più tardi che dopo un paio di jab si chiese se Fox "stesse per cadere". LaMotta era sceso nel ring per perdere, e per un attimo sembrò che fosse lui a tenere in piedi l'avversario.
La Commissione Atletica dello Stato di New York fiutò subito un match truccato. Bloccò i premi e sospese LaMotta. La prova, però, era un altro paio di maniche. Più tardi, durante le testimonianze e nel suo libro, LaMotta ammise di aver venduto l'incontro per guadagnarsi le simpatie della Mafia, e quella confessiona era solo sua. La ricompensa arrivò il 16 giugno 1949 a Detroit, quando sconfisse Marcel Cerdan per il titolo mondiale dei medi. Quel ritiro e i 20.000 dollari pagati alla Mafia gli avevano comprato quella chance.
Quasi tutta la storia oscura del pugilato è racchiusa in quella singola notte. Un pugile che può decidere l'esito del match da solo. Uomini nelle ombre che gestiscono la sua carriera. E una commissione che vedeva il problema perfettamente, ma aveva bisogno di una confessione per provarlo. Questo è il capitolo sul pugilato della nostra serie sul match fixing nello sport, e per tutto il percorso manteniamo una linea netta tra ciò che è stato provato e ciò che è stato solo sussurrato sul bordo del ring.



